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Polizzi Generosa fu un crocevia di culture: nei secoli XV/XVI
vi si insediarono famiglie francesi, arabe, catalane, pisane
e genovesi. Tanta nobiltà, vigendo la legge del maggiorasco
(i figli erano costretti a prendere i voti, mentre ereditava
solo il maggiore), attirò gli ordini religiosi, che arricchirono
il paese di chiese e conventi. Senza considerare la suggestione
delle chiese di campagna e degli edifici storici che è possibile
ammirare nel comune madonita.
Archeologia
La prima scoperta risale presumibilmente alla metà del Seicento,
nel quartiere di S. Maria Maggiore, ai piedi del Castello:
fu rinvenuta la statua triforme di Iside, dove presumibilmente
sorgeva anticamente il Tempio della dea.
La scultura, alta 104 cm, era scolpita in marmo bianco e presentava
notevoli singolarità. La faccia centrale aveva un volto di
donna, adornato in fronte da un triangolo con al centro un
fiore; quella di destra raffigurava i lineamenti di un vecchio
mentre quella sinistra aveva le sembianze di un putto. Nella
mano sinistra sosteneva un globo, nella destra due serpenti.
La statua rimase fino al 1764 nella Chiesa Madre: era adoperata
come "sostegno" per un fonte battesimale.
Nel 1771, malgrado le proteste dei Polizzani, che avrebbero
voluto collocarla nell'originario luogo di ritrovamento, fu
distrutta, nel convento dei Padri Cappuccini, dal vescovo
di Cefalù, Monsignor Castelli, che la considerava un simulacro
profano. Della preziosa icona esisteva una riproduzione realizzata
nel 1720 dai fratelli Caruso.
Tra la fine dell'Ottocento e gli inizi del Novecento, nella
zona in cui sorge la Chiesa Madre, furono ritrovati reperti
risalenti al IV/Ill secolo a.C. che fanno supporre contatti
con la civiltà ellenica e cartaginese. Nel 1938, in via Carlo
V°, vennero infatti portate alla luce delle monete e degli
utensili di terracotta e nel 1992, in contrada S. Pietro,
fu trovata una necropoli ellenistica (metà IV / inizi II sec;
a.C.). Furono ritrovate circa cento tombe, ad inumazione e
a incinerazione, sormontate da monumenti funerari. Tra questi
si distingue un'anfora a figure rosse che raffigura, sul lato
principale, Herakles, incoronato dalla Vittoria (Nike) mentre
lotta contro il leone Nemeo, sull'altro, vi é un una donna
seduta nell'atto di reggere un piatto ed un Erote.
CHIESE E CONVENTI
Chiesa Madre (S.Maria Maggiore)
La Chiesa Madre, dedicata all'Assunta, risale ad epoca normanna
(nel 1260, vi predicò il francescano Gandolfo da Binasco,
divenuto in seguito il patrono di Polizzi) ma ha subito profondi
cambiamenti nel 1764, anche se l'aspetto attuale risale al
1877. Dell'antica struttura si conserva parte di un muro meridionale
con un portale e due finestre originali.
Di grande rilievo artistico una serie di trittici: il quattrocentesco
Trittico Pittorico Fiammingo, collocato sull'altare maggiore,
é stato attribuito dagli storici a diversi autori quali Van
Eych, Van Der Weyden, Memling, Van Der Goes. Certo sembra
che l'autore operò attorno alla metà del Quattrocento. Anticamente
collocato nella Chiesa di S. Maria di Gesù, il trittico raffigura
la Vergine col Bambino, tra S. Caterina d'Alessandria, S.
Barbara e cori angelici.
Sull'altare maggiore si trova inoltre il "Trittico della Visitazione"
(1519), attribuito allo spagnolo Juan Matta. Vi sono inoltre
il Trittico Marmoreo di Bartolomeo Berrettaro, statue lignee
attribuite a Filippo Quattrocchi e una statua in marmo raffigurante
la "Madonna con Bambino", 1473, di Domenico Gagini. Dell'artista
si conserva anche parte del sarcofago in marmo di San Gandolfo,
nell'omonima cappella.
Badia Vecchia e monastero di Santa Margherita
La Chiesa con annesso il monastero non esiste più. L'originale
Badia Vecchia fu costruita nel 1444 dalle monache benedettine
del Monastero di Santa Margherita, che si erano trasferite
a Polizzi dall'originaria sede di contrada Samperi, voluta
da Elisabetta D'Aragona tra il 1325 e il 1330. Il monastero
cittadino non ebbe vita facile: nel 1866 venne chiuso a causa
della soppressione dell'ordine benedettino e nel 1950 distrutto
per la costruzione di una scuola.
La Badia Vecchia, invece, venne rifatta nel 1660, un secolo
dopo e nei primi anni dell'Ottocento. E’composta da una navata
su lati della quale si aprono due cappelle, arricchite con
pregevoli opere databili tra il XVII e il XVIII secolo. Al
1611 risale il dipinto di S. Benedetto in trono tra i SS.
Mauro e Placido di Giuseppe Salerno (lo Zoppo di Gangi) ,
pregevole inoltre la statua in marmo di "S. Margherita" di
Domenico Gagini.
Chiesa di Santa Maria delle Grazie (Badia Nuova)
La Chiesa, con il suo monastero, sorge su quella di San Mattia
Apostolo e venne edificata, assieme al convento, nel 1499.
Fu restaurato nel XVIII secolo: presenta una navata unica
con due ingressi e un prospetto barocco. Tra le interessanti
opere conservate alcuni dipinti dello Zoppo di Gangi, quali
"La Morte di S. Giuseppe", "Il Trionfo dell'Eucaristia" e
"La Natività del Signore", ed una custodia barocca in legno
dorato scolpita da Pietro Benvicini nel 1697.
Chiesa del
Carmine
La chiesa e il convento appartennero (con il nome di S. Giuliano)
ai Domenicani fino al 1549. La struttura passò quindi ai Padri
Carmelitani che vi rimasero fino alla soppressione dell'ordine,
nel 1866. Il convento venne chiuso (solo in seguito sarà adibito
a scuola) ma la chiesa continuò le proprie celebrazioni, anche
quale sede della deputazione del SS. Crocifisso. La Chiesa,
costituita da un'unica navata con decorazioni in oro, ha un
prospetto in pietra squadrata ed una torre campanaria ( archi
a tutto sesto e pinnacoli a punta) sul lato destro. Tra le
opere da segnalare una statua in legno della Madonna del Carmine,
un coro ligneo, realizzato nel Settecento, con pregevoli intarsi.
Da ammirare, inoltre, un Crocifisso in legno (portato in processione
il 3 maggio) di Francesco Gallusca (metà del Seicento), artista
proveniente dalla scuola di frate Umile Pintorno da Petralia;
una "Madonna del Carmine" dipinta dallo spagnolo Juan Matta.
Chiesa di San Nicolò De Franchis
La struttura risale al 1167, anno in cui fu costruita assieme
all'Ospedale da Pietro di Tolosa. In questo ospedale si spense,
il 3 aprile del 1260, il francescano S. Gandolfo da Binasco,
venuto a Polizzi per predicare la Quaresima. In seguito a
questo avvenimento nella Chiesa fu ricavata una cappella per
il santo patrono. Da ammirare la statua di S. Gandolfo, un
dipinto settecentesco raffigurante la "Madonna col Bambino"
e un antico colonnato, appartenente alla chiesa originaria.
La chiesa fu Capo di Capitanea e di quartiere, oltre che centro
spirituale per la comunità latina.
Chiesa di San Orsola
La chiesa si presenta con un prospetto in stile rinascimentale
(un portale in pietra a motivi geometrici), poiché fu ampliata
attorno al 1590 anche se la costruzione originale risale al
1386 (con il nome di S. Maria di Presti Michele). Nel 1622
divenne chiesa parrocchiale. E' interessante notare come la
struttura riunisca diversi stili architettonici: il lato sud
é un tipico esempio di arte gotica. L'edificio, completato
da un campanile quadrato, é composto da una sola navata rettangolare.
Tra le opere d'arte una cinquecentesca statua lignea di S.
Orsola dello spagnolo Juan Matta. Sull'altare maggiore é disposta
una tela seicentesca raffigurante l'Immacolata Concezione
di frate Antonio da Conversano, su quelli laterali sono collocate
la statua (1781) in legno policromo di Filippo Quattrocchi,
raffigurante la "Madonna del Rosario con S. Domenico", ed
una statua lignea settecentesca di autore ignoto che ritrae
"S. Eligio".
Chiesa di San
Pancrazio dei Greci
Le origini di questa chiesa, contigua alla Torre Di Leo, sono
probabilmente anteriori al XII secolo: fino al Cinquecento
appartenne alla comunità bizantina. Dal 1598 fu sede della
Confraternita di San Pancrazio dei Greci. Il ritratto del
santo (che affianca la Madonna), sull'altare maggiore, realizzato
dallo Zoppo di Gangi, é collocato sull'altare maggiore.
Chiesa di San Gandolfo la Povera
La Chiesa, a navata unica, risale al 1622, costruita per opera
della Confraternita di San Gandolfo in luogo dell'ospedale
di Santa Cecilia. Dai polizzani é conosciuta come "Collegio
di Maria", poiché annesso alla chiesa vi é un convento. Nel
1786, la struttura inglobò la Chiesa di S. Cecilia, e fu abitata
dalle Collegine del Collegio di Maria sino al 1912, l'anno
dopo vi si trasferirono le Francescane Missionarie del Bambin
Gesù, rimaste fino al 1992). All'interno vi troviamo un'opera
dello spagnolo Juan Matta, raffigurante alcuni momenti della
vita di San Gandolfo ed una tra le più preziose dello Zoppo
di Gangi (Giuseppe Salerno), il "Patrocinio di San Gandolfo"
(1620).
Nel dipinto sono raffiguranti il santo patrono venerato da
Don Giuseppe Guarnuto (il nobile committente dell'opera):
la scenografia del quadro é completata da un angelo custode
che indica la Trinità, accanto a Maria, Giuseppe e un coro
di angeli sullo sfondo di un panorama polizzano. Di grande
impatto un' "Immacolata Concezione", raffigurante la Madonna
con gli angeli, di Donato Creti (172729). Questa tela,.
voluta dal Senato di Palermo e destinata alla cappella senatoriale
dell'Immacolata Concezione nella chiesa di San Francesco d'Assisi
di Palermo, ha una storia piuttosto curiosa. Pare infatti
che la scultura, che aveva mani e braccia aperte (contrariamente
alla cultura della Controriforma) fu poco gradita alla città
di Palermo che la diede a Polizzi in cambio di duemila messe.
Inizialmente collocata nel convento di San
Francesco, dopo la sua decadenza fu trasferita nella Chiesa
di S. Gandolfo La Povera. Si può ammirare infine un dipinto
cinquecentesco di autore ignoto raffigurante la stigmatizzazione
di S. Francesco.
Chiesa di San Girolamo
La Chiesa, a pianta ottagonale centrica, e il collegio appartengono
ai Gesuiti, costruiti tra il 1681 e il 1730 per opera di Fra'
Girolamo Mistretta su progetto dell'architetto fra' Angelo
Italia. Ha una storia abbastanza travagliata: é stata sconsacrata,
poi riadibita al culto ed infine riaperta al pubblico, dopo
lunghi restauri, nel 1992. Dal punto di vista architettonico
é interessante notare il portale barocco attribuito a "Maestri
Capidici". Tra le opere d'arte é possibile ammirare una scultura
in legno policromo che raffigura l'Immacolata Concezione,
attribuita a Filippo Quattrocchi. Dello scultore sono le statue
di S. Vincenzo Ferreri e di S. Francesco di Paola (originariamente
collocata nella Chiesa Madre). Splendida anche la statua in
marmo (col seno scoperto) raffigurante la Madonna col bambino
di Giandomenico Gagini (1557), voluta dai padri Domenicani
per la Chiesa dello Spirito Santo. Dalla chiesa di S. Maria
Lo Piano, proviene la tela cinquecentesca raffigurante "Compianto
sul Cristo Morto con i Santi Sebastiano e Caterina di Alessandria"
attribuita a Juan Matta. Dalla Badia Nuova proviene invece
la "Sacra Famiglia", di Giuseppe Salerno (lo Zoppo di Gangi,
1625). Dell'artista anche il "Martirio di S. Stefano" (1606)
e la "Madonna del Rosario" (1606), commissionata dai nobili
Blasi e Lucrezia Rampolla. "I Quattro Arcangeli" é invece
attribuibile a Gaspare Vazzano, altro artista che usava lo
pseudonimo dello Zoppo di Gangi. Altri magnifici dipinti,
di autore ignoto, sono i seicenteschi "L'Annunciazione della
Beata Vergine" e "Sant'Antonio da Padova".
Chiesa di S.Maria Lo Piano
Le origini della Chiesa risalgono al 1301, quando era intitolata
a Santa Maria del Soccorso. Nel XVI secolo fu intitolata a
S. Maria della Visitazione, infatti vi si conservava l'omonimo
trittico. Nel 1770 furono ricostruiti il prospetto e il campanile.
Dal 1621 al 1622 divenne parrocchia e successivamente sede
del Senato cittadino.
Tra le opere un Crocifisso della scuola di Padre Umile da
Petralia e "La Deposizione della Croce" di Juan Matta.
Chiesa della SS. Trinità dei Teutonici
E' una chiesa antica, risalente al 1303 ed oggi destinata
ad altro uso. Riconoscibile un affresco raffigurante l'Ultima
Cena, nell'abside, ed un'effigie di San Biagio. Si trova nei
pressi della Chiesa di S. Maria Lo Piano.
Chiesa di S. Maria della Porta o Degli Schiavi
La Chiesa era anticamente dedicata a San Giovannino ma nel
1672 si trasferì, dalla chiesa del Piano della Guardiola (vicino
la Porta della città), la confraternita di S. Maria degli
Schiavi. Questa doveva accogliere le elemosine a sostegno
dei carcerati e riscattare gli schiavi cristiani prigionieri
dei musulmani. Di grande interesse la "Fuga in Egitto" dello
Zoppo di Gangi (Giuseppe Salerno), un olio su tela del 1620.
Chiesa di S.Antonio Abate
Era una moschea araba e quindi centro spirituale della comunità
musulmana, divenne chiesa cristiana solo nel 1361. Nel XVIII
secolo l'edificio possedeva una guglia decorata con pietre
di diverso colore che fu distrutta da un fulmine. Tra le opere
da segnalare i dipinti raffiguranti "S. Domenico" e "S. Biagio"
dello Zoppo di Gangi.
Chiesa di Santa Caterina o della Batiula
Non si hanno notizie certe sulle origini di questa chiesa,
é certo che vi fosse annesso un orfanotrofio che chiuse nel
1786, anno in cui la struttura assistenziale si trasferì nel
Collegio di Maria. La confraternita di S. Maria del Castello
scelse la chiesa di Santa Caterina come sede nel 1897. Pregevoli
le statue in legno policromo di San Rocco e di S. Giovanni
Battista , risalente al 1576, di ignoto autore. Interessante
anche una tela settecentesca raffigurante la "Madonna col
Bambino".
Chiesa di Santo Spirito
Di questa Chiesa, risalente ai primi del Quattrocento, rimangono
solo alcuni ruderi. Nel 1469 i Domenicani fondarono accanto
ad essa un convento. Tra le opere che vi si conservavano un
dipinto dello Zoppo di Gangi, oggi custodito nella Chiesa
di S. Antonio Abate, e una statua marmorea della "Madonna
col Bambino" di Domenico Gagini, attualmente nella Chiesa
di S. Girolamo.
Chiesa dell'Udienza
Anticamente questa chiesa era intitolata a San Giorgio, solo
nel Settecento fu chiamata "Chiesa dell'Udienza". Fu centro
spirituale dei fedeli di rito bizantino, oltre che Capo di
Capitanea e di quartiere. Da ammirare al suo interno un antico
presepe.
Chiesa di San Francesco
La trecentesca chiesa di San Francesco oggi é un auditorium
del Comune ed ospita mostre e convegni. Anticamente vi era
annesso un convento, poi divenuto una caserma. La Chiesa ebbe
generose donazioni da parte dei Reali, che le permisero di
ampliare la propria struttura. Storicamente é famosa per la
visita dell'imperatore Carlo V. Era divisa in tre navate e
ospitava monumenti funebri di nobili polizzani (Notarbartolo,
Barresi). Ai primi del XIX secolo fu ricostruita, ma, dopo
la soppressione degli ordini religiosi (1866), fu ridimensionata
ad una sola navata.
Commenda
La Commenda, di cui oggi rimangono solo i ruderi, era la sede
dell'Ordine Sovrano Militare di Malta. Quest'ordine, che si
occupava di assistere gli ammalati e di proteggere i pellegrini
in Terra Santa, si trasferì a Polizzi nel 1177, a Casal Samperi,
luogo in cui rimase sino al 1450. In questa data, vicino alla
Chiesa di S. Agostino, edificarono la Commenda, la più ricca
del priorato di Messina: possedeva case, feudi e un mulino.
Oratorio di S. Giuseppe
Si trova di fronte a Palazzo Gagliardo, ex sede della Pro
Loco, attualmente ospita una banca. Alla fine del XIX secolo
fu distrutto alla fine dell'800 per costruire il "Circolo
dei nobili" divenuto poi "Circolo dei civili".
CHIESE DI CAMPAGNA
Al di fuori del centro abitato si trovano attualmente cinque
chiese: 1' Eremo di San Gandolfo, le Chiese di S. Nicola e
S. Nicola dei Mulini, la Chiesa della Pietatella, e la settecentesca
Chiesa di Santa Maria della Raccolta, edificata con il denaro
raccolto dai fedeli.
Eremo di San Gandolfo
Situato in contrada San Gandolfo, risale al XIII secolo, anche
se la costruzione originale, in cui si fermò San Gandolfo
durante la sua visita polizzana, venne distrutta da una frana
ai primi del Seicento. Fu riedificato, nei pressi dell'antico
eremo, nel 1621 e qui si custodisce la statua del Santo Patrono
portata in processione durante la festa de "L'Ultimo Miracolo".
Chiesa di San Nicola e Chiesa di San Nicola dei Mulini
La Chiesa di San Nicola, meta di pellegrinaggi, viene aperta
ai fedeli solo in occasione della Festa dell'Assunta, il 15
agosto. Si trova in contrada San Nicola. Anche la Chiesa di
San Nicola dei Mulini, risalente al Quattrocento, viene aperta
al pubblico solo in occasione dei tradizionali pellegrinaggi
di Ferragosto, giorno in cui si celebra la festa dell'Assunta.
Si trova lungo la Flomaria dei mulini per cui si ipotizza
che fosse il centro di culto per la gente che lavorava nei
mulini. Venne ristrutturata, grazie ad una raccolta di fondi
organizzata dai fedeli, nel 1978.
Chiesa della Pietatella
Questa chiesa, sulla regia trazzera che conduceva da Polizzi
a Isnello, fu edificata nel Settecento. Il 15 agosto, dopo
un pellegrinaggio di 15 giorni, vi si officia la santa messa
per celebrare l'Assunta.
EDIFICI STORICI
Dell'antica roccaforte medievale rimangono tutt'oggi la Torre
di Leo o di Pancrazio, situata accanto alla Chiesa di San
Pancrazio, che faceva parte del sistema difensivo di Polizzi,
assieme al Castello ed al Castellazzo, di cui rimangono solo
i ruderi, alla Torre Errante ed alla Torre dei Cervi. Interessanti,
anche se di architettura più tarda, il Palazzo Gagliardo,
il Palazzo Comunale, ex collegio gesuita, risalente agli anni
1681/1730, il Palazzo Carpinello, abitazione dei Baroni Gagliardo
di Carpinello e sede della Regia Screzia. Altro luogo suggestivo
la Biblioteca Comunale Lancia di Brolo, che prende il nome
dal Duca Federico Lancia di Brolo che le donò i suoi libri
nel 1893. Attualmente la biblioteca possiede quarantamila
volumi, tra cui antichi manoscritti cinquecenteschi.
Altri importanti edifici, testimoni del glorioso passato polizzano,
sono le caseville. Si tratta di residenze nobiliari, che subirono
profondi cambiamenti alla fine dell'Ottocento, utilizzate
sia come residenze estive dai nobili ospiti che nel corso
dei secoli soggiornarono nel centro madonita, sia come centri
di controllo economico (Polizzi era un importante via del
grano). Tra le più antiche vi é la seicentesca Villa Ferruzza
ex Rampolla Pedicaro, che si erge in contrada S. Venera: con
le sue due torri (realizzate nel Novecento) sembra quasi un
castello. Vi é poi la casa Lo Re ex Signorino Porcari in contrada
San Nicola, edificata tra il 1890 e il 1895 e la villa Glorioso-Gagliardo
in contrada Granci/S. Venera risalente al 1889.
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